STORIA DELLA RAZZA

I Pastori Maremmani Abruzzesi sono cani antichi, le cui origini sono legate alle tradizioni ancestrali della pastorizia per la difesa e la custodia del gregge.
Di questi cani troviamo notizie già negli scritti di Columella (I sec. d.C.) che lo descrive quale difensore degli armenti dai lupi, necessariamente bianco per distinguersi appunto dal lupo quando nella notte questi attacca il gregge e il pastore interviene.

Già i romani descrissero in diverse occasioni un pastore bianco. Deduciamo da questo che nell’Italia centrale e meridionale, culla della razza, fossero già pervenuti dei cani asiatici, attraverso fenici e greci, dai quali deriva l’odierno Pastore Maremmano Abruzzese.

Il canis pastoralis degli antichi romani, copia romana di originale greco, custodita ai Musei Vaticani.

Nulla si sa di certo ma pare che i progenitori della razza provenissero dal Tibet e che siano giunti in Europa al seguito delle invasioni barbariche accompagnando il bestiame importato dalle diverse aree d’Europa.

A tale proposito è giusto citare alcuni passi di una lettera del principe Tommaso Corsini datata 18 aprile 1963 che, con la sorella Donna Anna, fu un profondo conoscitore della razza curandone anche l’allevamento: “I soggetti sono tipicamente legati alle pecore di tipo e derivazione merina. […] Ma un’altra razza pressochè identica è il kuvasz ungherese, pure legato a greggi di origine merinos.

Donna Anna Corsini

Si potrebbe quindi supporre che quando nel Settecento questa razza dalla lana pregevole cominciò ad essere esportata dalla Spagna, i conducenti dei preziosi branchi che si avviavano a piedi verso l’Italia e l’Ungheria abbiano pensato bene di farsi accompagnare da grossi cani bianchi, che guidavano una vergheria [un grande gregge], che avevano sulla testa macchie grigio-nere del tipo che in Francia venivano denominate blaireau e che una quarantina di anni fa erano tipiche e apprezzate nella razza dei Pirenei”.

Ulteriori segni della diffusione della razza in Italia centro-meridionale possiamo trovarli in numerosi affreschi e ceramiche: nella Natività del Giottino, nel Messale di Ercole d’Este, nel Bracchiere di Eugenio Cecconi, nelle Laudi di Gabriele d’Annunzio, e in tante altre opere.

Viaggio dei Magi verso Betlemme di Benozzo Gozzoli.